C’è la Vaseline in cima al World Creative Rankings di metà 2026, la classifica mondiale della creatività pubblicitaria pubblicata da The Drum. Non Apple, non Nike: un vasetto di gelatina cosmetica da pochi euro. Dodici mesi fa era tredicesima.
L’analisi pesa 1.059 campagne di 691 inserzionisti e 606 agenzie, sommando i premi vinti a One Show, D&AD, Clios e Cannes Lions. E racconta un anno in cui il coraggio creativo ha cambiato indirizzo: via dai budget scintillanti, dentro i prodotti di scaffale.
Il podio: Vaseline prima, Ikea seconda in risalita dalla settima posizione grazie a tre campagne diverse (Sleep Talk Reviews, Made for Life e Wherever Life Goes), Apple stabile al terzo posto con I’m Not Remarkable e A Critter Carol.
Heineken, che guidava la classifica a fine 2025, scivola quarta. Non per una caduta creativa: Pub Succession e Could Have Been a Heineken hanno continuato a vincere. Semplicemente, altri hanno vinto di più.
Il quinto posto dice molto del clima: Tecate, birra messicana, sale dalla posizione 46 con Gulf of Mexico (Bar) e Welcome Back. E il balzo più clamoroso è di Ziploc: dalla posizione 102 alla 13, ottantanove gradini in sei mesi, spinta da Preserved Promos.
Il progetto che ha portato Vaseline in vetta si chiama Vaseline Verified, firmato Ogilvy Singapore. Il meccanismo: prendere i trucchi di bellezza a base di vasellina che circolano sui social e sottoporli ai laboratori del brand, che li testano uno per uno e certificano quelli che funzionano davvero.
La forza dell’idea sta nel punto di partenza. Nessun purpose planetario, nessuna causa presa in prestito: solo il prodotto, la community che lo usa a modo suo e un’azienda che decide di ascoltare invece di correggere. Il risultato è pubblicità che informa mentre celebra chi la guarda.
Ziploc, sacchetti per alimenti, non era mai stata un nome da palmarès. Preserved Promos le è valsa la scalata più ripida dell’intera classifica. Nella top 20 di metà anno entrano anche Columbia Sportswear, decima al debutto con Expedition Impossible, e The Ordinary, sedicesima con The Periodic Fable.
C’è pure un caso che arriva dal non profit: la Chicago Hearing Society passa dalla posizione 48 alla 7 con Caption with Intention, un sistema di sottotitoli sviluppato con FCB Chicago che usa colore, ritmo e animazione per restituire alle persone sorde il tono e l’emozione dei dialoghi, non solo le parole. E tra le new entry c’e Anthropic, diciassettesima con A Time and a Place di Uncommon Creative Studio.
Perché non possono permettersi di annoiare. Un brand di lusso compra attenzione con lo status; un sacchetto per alimenti deve guadagnarsela con un’idea. Le categorie a basso coinvolgimento sono la palestra perfetta per la creatività: o sorprendi, o sparisci.
C’è anche una ragione più prosaica: meno da perdere. Un colosso con un’immagine miliardaria da proteggere filtra ogni idea attraverso dieci comitati. La lettura giusta della classifica è questa: la libertà creativa oggi abita dove la posta reputazionale è più bassa, e i risultati si vedono.
Una precisazione doverosa: il World Creative Rankings misura premi, non vendite. Dice quali campagne hanno convinto le giurie di One Show, D&AD, Clios e Cannes Lions, non quali hanno spostato quote di mercato.
Sarebbe però miope liquidarlo come autocelebrazione del settore. I premi creativi restano il segnale più visibile di come si sta muovendo il linguaggio pubblicitario: le idee che oggi vincono a Cannes definiscono il tono che le aziende chiederanno alle agenzie nei prossimi due anni.
Per le aziende italiane il messaggio è concreto. Se vincono la vasellina, i sacchetti gelo e una birra regionale, la scusa della categoria noiosa non regge più: non esistono prodotti condannati alla comunicazione grigia, esistono brand che non hanno ancora trovato la loro idea.
Il punto di partenza è sempre lo stesso ed è gratis: guardare come le persone usano davvero il prodotto, come fa Vaseline con i rimedi social, e costruire da lì.
La classifica finale del World Creative Rankings arriverà a inizio 2027. La previsione: altri nomi da scaffale nella top 10, e qualche gigante del glamour costretto a chiedersi da che parte sia finito il coraggio.
28 Luglio 2026