La visibilità nelle risposte AI non passa più solo da ChatGPT: i dati Comscore riportati da Digiday il 24 settembre 2026 mostrano una scoperta tramite intelligenza artificiale che si frammenta tra più assistenti. Ottimizzare per un solo motore, la strategia dell’ultimo anno, sta diventando una scommessa su un mercato che cambia più in fretta dei budget.
Tra gennaio e giugno 2026 ChatGPT è sceso dal 70% al 50% della quota di prompt. Gemini è passato dal 17% al 30%, Claude dal 2% all’11%. In sei mesi la distribuzione si è ridisegnata.
La crescita complessiva è il primo dato: a giugno 2026 il 35% degli utenti desktop e il 29% di quelli mobile ha visitato un assistente AI, contro il 25% e il 12% di gennaio 2025. Non è un fenomeno di nicchia che si ripartisce tra pochi.
Il secondo dato riguarda Google. Le ricerche desktop che mostrano una AI Overview sono il 39,4% a giugno 2026, contro il 25,8% di luglio 2025. Anche dentro il motore di ricerca tradizionale, la risposta generata è diventata un luogo in cui cercare di comparire.
Smriti Sharma, chief analytics officer di Comscore, la mette così: i consumatori stanno sviluppando relazioni diverse con assistenti diversi. Non è una sostituzione ordinata di un leader con un altro, è una convivenza in cui lo stesso utente usa strumenti diversi per compiti diversi.
I volumi mostrano anche quanto sia instabile il quadro. Le conversazioni di Gemini da desktop sono passate da 8 a 89 milioni in un anno. Quelle di Claude sono salite da 1,1 milioni di ottobre 2025 a quasi 40 milioni ad aprile 2026, per poi fermarsi a 22,3 milioni a giugno. Chi ha puntato tutto su un motore ha puntato su una classifica che cambia ogni trimestre.
C’è un secondo divario, forse più insidioso: quello tra fonte e citazione. Nel caso di Tripadvisor, secondo Comscore l’azienda pesa per il 61% delle fonti che le piattaforme AI usano per i viaggi, ma solo per il 21% delle citazioni. L’AI usa il contenuto molto più di quanto lo riconosca.
Michael King, CEO di iPullRank, ne trae la conclusione giusta: gli editori dovrebbero smettere di chiedersi come compaiono in ChatGPT e chiedersi dove il loro pubblico sta davvero facendo domande. Per un brand la domanda equivalente è cambiare unità di misura: dal posizionamento su un motore alla presenza nell’ecosistema delle risposte.
La decisione da prendere è netta: presidiare un motore o l’intero ecosistema. La seconda strada costa più attenzione che denaro, perché i fondamentali sono comuni: contenuti chiari, fatti verificabili con fonte, pagine che rispondono a una domanda precisa nelle prime righe.
Dal lato pratico, serve una misura per piattaforma. Un set fisso di domande su cui il brand vuole comparire, verificato ogni mese su ChatGPT, Gemini, Claude e nelle AI Overview di Google, con un registro di chi cita cosa. Senza questa misura, ogni decisione di budget è un’ipotesi. Ne parla anche l’analisi su come il traffico da ChatGPT cambia il budget marketing.
Vale anche per la scelta degli strumenti di monitoraggio: un tool che osserva un solo assistente restituisce una visibilità parziale, e un dato parziale letto come totale produce decisioni sbagliate con grande sicurezza. Meglio un campione piccolo su tutte le piattaforme che uno grande su una sola.
La previsione: entro metà 2027 i report di visibilità AI saranno segmentati per piattaforma, come oggi i report social. Chi continuerà a leggere un dato aggregato o legato a un solo motore prenderà decisioni su un quadro parziale.
È lo stesso percorso che i social hanno già fatto: prima una piattaforma dominante, poi un mercato con regole diverse per ciascun canale. Il vantaggio andrà a chi tratta le risposte AI come un ecosistema da presidiare, non come un nuovo canale da spuntare in un piano.
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