Vibe coding: Lovable a 600 milioni e il software di chi ha il problema

Vibe coding: Lovable a 600 milioni e il software di chi ha il problema

Il vibe coding, cioè costruire software descrivendo a un’AI ciò che si vuole ottenere, ha superato una soglia che pochi mercati software raggiungono: secondo TechCrunch del 24 settembre 2026, Lovable ha toccato i 600 milioni di dollari di ricavi annualizzati, contro i 500 milioni di giugno. Per ricavi annualizzati si intende il ritmo attuale proiettato su dodici mesi, non quanto incassato finora.

Il dato che dovrebbe interessare a un manager, però, non è il fatturato. È chi compra: gli utenti della piattaforma sono presenti in circa due terzi delle aziende Fortune 500, e tra i nomi citati compaiono Microsoft, Nvidia e Deutsche Telekom. Non è più un giocattolo per hobbisti.

VIBE CODING: I NUMERI DI LOVABLE

La valutazione è passata da 6,6 miliardi di dollari a dicembre 2025 a 13,3 miliardi ad agosto 2026. In otto mesi la società ha raccolto oltre 700 milioni in due round: 300 milioni a dicembre, con Menlo Ventures e CapitalG, e 400 milioni ad agosto, con Menlo Ventures e lo Scaleup Europe Fund.

Le applicazioni costruite sulla piattaforma generano circa un miliardo di visualizzazioni al mese, e a giugno erano un milione i nuovi progetti creati ogni settimana. Sono numeri che descrivono un’abitudine, non un esperimento.

IL SOFTWARE LO COSTRUISCE CHI HA IL PROBLEMA

Il co-fondatore Fabian Hedin distingue Lovable dagli strumenti che producono codice, come Codex e Claude Code, con una frase: il risultato è un prodotto e, sempre più, un’attività. Il punto non è generare righe di codice, ma consegnare qualcosa che gira, con hosting e pubblicazione inclusi.

Per un marketing manager significa poter costruire da sé il primo prototipo: un configuratore, un sito di campagna per una campagna, uno strumento interno per raccogliere richieste. Chi ha il problema ne conosce i dettagli meglio di qualsiasi fornitore, e può arrivare al tavolo con qualcosa di funzionante, non con un documento di requisiti.

Il cambio di ruolo è più profondo di quanto sembri. Il brief a un fornitore era il momento in cui il problema veniva tradotto in requisiti; oggi la traduzione avviene a monte, in una conversazione con un’AI, e al fornitore arriva un prototipo. Cambia la domanda da rivolgergli: non più “puoi costruirlo?” ma “puoi farlo durare?”.

COSA RESTA ALLE SOFTWARE HOUSE

Resta ciò che un prototipo non contiene. Definire il problema giusto prima di costruire la soluzione. Integrare il nuovo strumento con i sistemi esistenti. Garantire sicurezza e manutenzione nel tempo. E assumersi la responsabilità di ciò che gira in produzione quando qualcosa si rompe alle sei di sera.

La lettura giusta è che il mestiere si sposta dalla scrittura del codice alla responsabilità del risultato. Le software house che continueranno a vendere ore di programmazione competeranno con uno strumento che le regala; quelle che venderanno affidabilità avranno un cliente in più: chi ha iniziato da solo e ora ha bisogno di qualcuno che risponda.

VIBE CODING IN AZIENDA: I RISCHI DA GOVERNARE

Quando ognuno può costruire un’applicazione in un pomeriggio, ne nascono a decine, fuori da qualsiasi elenco. Il rischio ha un nome noto, shadow IT, e diventa concreto alla prima domanda: chi mantiene questa app quando chi l’ha creata cambia ruolo? Chi risponde se contiene dati dei clienti?

Servono regole semplici, scritte prima. Un registro delle applicazioni costruite internamente, con un responsabile per ciascuna. Una classificazione dei dati che possono toccare. Una revisione obbligatoria prima che qualsiasi cosa diventi visibile ai clienti. È lo stesso principio che lega i rischi di brand debt con l’AI: la velocità senza governo accumula debiti che qualcuno pagherà.

COSA SUCCEDERÀ NEI PROSSIMI DODICI MESI

Il tema non è nuovo su queste pagine: se ne era parlato anche in Apple e Anthropic uniscono le forze: nasce Vibe Coding. Il salto di quest’anno è di scala, non di idea.

La previsione: entro la fine del 2027 la maggior parte delle grandi aziende avrà una policy scritta per le applicazioni costruite fuori dall’IT. E la differenza tra chi trae vantaggio dal vibe coding e chi accumula rischi la farà una cosa sola: sapere, in ogni momento, quali applicazioni esistono e a chi appartengono.


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