Il ROI dell’AI che non c’è: perché l’industria pubblicitaria sta rallentando

Il ROI dell’AI che non c’è: perché l’industria pubblicitaria sta rallentando

L’industria pubblicitaria ha investito miliardi in AI negli ultimi 18 mesi. E adesso stanno scoprendo un problema imbarazzante: non riescono a misurare il valore che l’AI sta generando. Il ROI che manca sta trasformando l’AI da “silver bullet” a “casino di costi incontrollati”. E nessuno sa come uscirne.

CMO sono stati promessi tre cose: costi ridotti, velocità aumentata, output di qualità migliore. Dopo 18 mesi di implementazione massiccia, le agenzie possono documentare la velocità (più veloce, sì). Possono contare i token spesi (molti). Ma il valore misurato? Silenzio assordante.

IL DIVARIO TRA SPESA E VALORE

Quando i contratti sono stati rinnovati il primo semestre 2026, i clienti hanno chiesto: “Dov’è la riduzione di costo che mi era stata promessa?” La risposta è stata disagevole: “Beh, in realtà i costi sono aumentati perché le macchine costano”. Questo non è un dettaglio implementativo: è il crollo della business case che l’AI era stato venduto come.

Una grande agenzia ha riportato: il costo per output è sceso del 15% (perché AI produce più veloce), ma il costo totale è aumentato del 30% (perché usano AI per 10 cliente nuovi). Net result: il cliente paga di più per ricevere lo stesso servizio.

Per altri clienti, è peggio: stanno ricevendo output AI che non usa nessuno. Una agenzie ha generato 500 concept creativi al mese con AI: il cliente ne ha approvato 3. Il resto erano “spese fantasma” che gravavano sul budget.

GOVERNANCE AI: IL PROBLEMA REALE

Quando l’AI era giovane, tutti lo usavano gratuitamente, oppure con crediti limitati finanziati dall’agenzia. Il risultato? Nessuno contava. Fecero una cosa stupida: gli sviluppatori potevano accedere a GPT-4 senza limite e usarlo per tutto, anche per task che potevano fare a mano in 10 minuti.

PMG ha fatto uno studio pilota e ha scoperto una verità sconfortante: senza governance, i team spendono $50 al giorno in token per task che potevano essere fatte manualmente in 10 minuti, utilizzando modelli da $0.01. Hanno implementato un cap: $50 per utente per giorno. E così? La produttività è andata su, non giù.

Perché? Perché forzare la gente a pensare al cost di ogni AI call li obbliga a chiedere: “Davvero mi serve GPT-4 oppure potrei usare Claude Haiku?” La disciplina è tornata.

IL TRIAGE SYSTEM CHE FUNZIONA

Dollar Shave Club ha fatto lo stesso: passata da “esplora tutti gli AI tool che vuoi” a “triage system con modelli cheap per task semplice e advanced models per task complesso”. Risultato? Cost containment senza sacrificare quality.

Prima avevano: tutti usano GPT-4 per tutto, costo fuori controllo. Adesso hanno: GPT-4 per strategie, Claude Sonnet per implementazione, Claude Haiku per editing. Costo: -40%. Output quality: uguale o meglio, perché ogni tool è usato per quello che fa meglio.

La lezione: non è “usare meno AI”: è “usare la giusta quantità di AI per la giusta task”.

IL VUOTO DELLA MISURAZIONE

Il vero problema non è l’AI, è che nessuno sa come misurare l’output dell’AI. Contare i token è facile (macchina). Misurare il valore è impossibile (umano). Le agenzie stanno risolvendo il problema nascondendolo: alcuni non dettagliano i costi AI nei contratti cliente, altri li bundlano in package subscription, altri li nascondono nei margini.

Sono workaround, non soluzioni. E i clienti lo sanno. Una CMO di un brand grande ha detto: “La mia agenzia mi dice che l’AI ha aumentato la velocità di 40%, ma io non vedo 40% più output: vedo un 40% più caro di servizio che prima.”

CHE COSA SERVIREBBE PER MISURARE IL VALORE AI

Servirebbe uno standard industriale: metrica che misura “output quality per euro speso in AI”. Non è difficile da costruire: è difficile da concordare perché ogni agenzia ha una definizione diversa di “qualità”.

Una proposta: tracking ROI di campagne generate con AI vs campagne generate manualmente. Se AI genera 10% più conversioni, il valore è lì. Se genera 10% meno, il valore non è lì, non importa quanti token hai speso.

Fin che l’industria non avrà questo standard, continuerà il gioco dello “trust me, it’s working”: e i CMO resteranno scettici. E a ragione.

IL FUTURO: ACCOUNTABILITY SU AI

Nel 2027 mi aspetto che i clienti inizieranno a chiedere: “Quanto mi costa l’AI che state usando? Qual è il ROI?” E le agenzie che non possono rispondere onestamente perderanno clienti a favore di quelle che possono.

Questa non è una cattiva notizia per l’AI: è una buona notizia. Significa che finalmente l’industria smette di fingere che l’AI sia automaticamente un bene, e inizia a misurare se lo è davvero. E quando misura, scopre che l’AI ben usata genera valore enormen, e l’AI male usata è solo un buco nero di costi.

By To You / 2026-08-1

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