Nei microdrama cinesi il volto di un attore si affitta come uno spazio pubblicitario. Lo racconta Rest of World in un’inchiesta del 27 luglio 2026 firmata da Kinling Lo e Viola Zhou: nel primo trimestre del 2026 oltre il 95% dei 128mila microdrama usciti in Cina ha usato l’AI in produzione, e attorno a quella produzione è nato un mercato regolare di licenze sull’immagine delle persone.
I microdrama sono serie verticali ultra brevi pensate per lo smartphone, un’industria da miliardi di dollari. La loro fame di volti nuovi ha creato qualcosa che in Europa stiamo ancora discutendo in astratto: un prezzo di listino per la propria faccia.
ActID, piattaforma di Shenzhen nata a marzo 2026, mette in contatto chi cede la propria immagine e chi la compra. Circa 800 iscritti, di cui 300 hanno effettivamente autorizzato l’uso del proprio volto; i prezzi vanno da 99 a 500 yuan a episodio, cioè fra 15 e 74 dollari, con una commissione del 10% alla piattaforma.
Il concorrente New Claw parte da una tariffa minima di 500 yuan a immagine. Nel complesso i compensi oscillano fra 15 e 700 dollari a licenza. Non sono cifre da star: sono cifre da lavoro accessorio, per un utilizzo che dura quanto dura l’archivio digitale.
Il passaggio decisivo non è tecnologico ma giudiziario. A maggio 2026 la Corte Internet di Pechino ha stabilito che usare la somiglianza di una persona in un video generato con AI senza autorizzazione è illegale, anche quando l’immagine viene modificata.
La dimensione del fenomeno la dà un altro numero: la Corte Internet di Guangzhou ha trattato circa 700 casi di furto di volto legati all’AI in tre anni. E ByteDance ha rimosso oltre 85mila video con riproduzioni non autorizzate di volti e voci da gennaio 2026, annunciando a luglio misure contro le produzioni con facce troppo simili tra loro.
Perché la sequenza dei microdrama cinesi è quella che ogni mercato attraversa: prima la tecnologia rende banale copiare un volto, poi arrivano le cause, poi nasce l’infrastruttura del consenso. Chi produce contenuti con AI generativa oggi sta operando nella seconda fase e farebbe bene a prepararsi alla terza.
La domanda pratica per un’azienda non è se userà volti sintetici, ma da dove verranno. Un modello addestrato su un archivio di provenienza incerta espone chi lo usa a un rischio che non è tecnico: è contrattuale e reputazionale insieme.
C’è un problema che il mercato delle licenze non risolve, e lo dice bene Xu Fang, modello ventunenne di Shanghai citato nell’inchiesta: se cedo il mio volto, non ho idea di come l’AI potrebbe finire per modificarlo.
È il nodo giuridico ed etico più serio di tutta la vicenda. Il consenso classico presuppone che si sappia a cosa si acconsente, ma nessuna liberatoria può elencare gli usi futuri di un modello generativo. La lettura giusta è che qui non serve un contratto più lungo: serve un limite d’uso scritto nel contratto, con scadenza e perimetro.
Tre clausole che oggi mancano quasi ovunque e che un’azienda seria può adottare senza aspettare il legislatore. Una durata: la licenza scade, non è perpetua. Un perimetro: quali categorie di contenuto sì e quali no. Un diritto di revoca, con l’obbligo di ritirare il materiale già prodotto entro un termine.
Vale per i volti sintetici come per le voci, e vale anche quando si lavora con creator reali il cui materiale finisce ad addestrare qualcosa. Il costo di scriverlo oggi è un’ora di lavoro legale; il costo di non averlo scritto si scopre dopo.
La stessa logica che rende necessario licenziare i volti rende necessario dichiarare quando un contenuto è generato, un terreno su cui i brand occidentali hanno già inciampato in modo goffo (come Meta con la colonna sonora del suo spot sull’ottimismo AI). Trasparenza sulla fonte e trasparenza sul metodo sono lo stesso problema.
La previsione per il 2027 è che l’infrastruttura del consenso diventi un servizio come lo sono oggi i banchi di immagini stock: piattaforme che vendono volti con licenza tracciata, e produzioni che non potranno più permettersi di ignorarle. La Cina ci è arrivata prima perché ci è arrivata per necessità.
28 Luglio 2026
26 Luglio 2026