Con una delle sue mosse apparentemente più discrete ma simbolicamente potenti, Google ha iniziato a testare una nuova funzionalità sulla sua homepage, sostituendo il celebre pulsante “Mi sento fortunato” con un nuovo bottone: AI Mode. La notizia è emersa martedì 13 maggio attraverso fonti come TechCrunch, The Verge e CNBC, e ha immediatamente catturato l’attenzione di chi si occupa di tecnologia, comunicazione e user experience.
Un dettaglio che potrebbe sembrare marginale, ma che in realtà segnala una trasformazione profonda nell’approccio del colosso di Mountain View: l’intelligenza artificiale generativa sta entrando ufficialmente nel cuore dell’esperienza di ricerca.
Il nuovo pulsante AI Mode consente agli utenti di attivare risposte basate sull’intelligenza artificiale direttamente dalla homepage, sfruttando le potenzialità della Search Generative Experience (SGE). In pratica, invece di ricevere un semplice elenco di link, l’utente ottiene una risposta elaborata da modelli di AI, spesso più ricca, conversazionale e contestualizzata.
L’AI Mode, per ora in fase di test limitato, permette:
Se Google cambia, cambia il modo in cui le persone interagiscono con l’informazione. E quando cambia la ricerca, cambiano anche le strategie di content marketing, SEO e branding online.
Alcuni impatti attesi:
Il pulsante “Mi sento fortunato” è stato per anni un elemento iconico di Google, simbolo dell’approccio ludico e creativo del brand. Sostituirlo con un bottone legato all’intelligenza artificiale segna un passaggio epocale: da una ricerca leggera e curiosa, a una ricerca più intelligente, strutturata e predittiva.
Non si tratta solo di un cambiamento di design o UX, ma dell’evoluzione della missione di Google: organizzare le informazioni del mondo… e ora anche anticiparle.
La sperimentazione dell’AI Mode sulla homepage di Google apre una nuova era per la search experience. Brand, content creator e agenzie dovranno presto confrontarsi con un’interfaccia sempre più AI-driven, in cui il posizionamento non dipende solo dalle keyword, ma dal valore reale dei contenuti.
Un’occasione per evolversi, ma anche una sfida: come comunicare in un mondo dove le risposte arrivano ancora prima delle domande?
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