Trent’anni dopo, Jay Kay torna a scivolare sul pavimento di Virtual Insanity. Lo ha raccontato The Drum il 23 luglio 2026, eleggendolo “Ad of the Day”: il frontman dei Jamiroquai ha ricreato il videoclip più iconico degli anni Novanta per lanciare Beefeater 0.0, il gin analcolico di Pernod Ricard.
La trovata narrativa è una gag retroattiva: in tutto questo tempo, suggerisce lo spot, Jay Kay non stava scappando dal pavimento mobile. Stava cercando di raggiungere un gin tonic senza alcol. Sciocca al punto giusto, e costruita con una cura che merita di essere smontata pezzo per pezzo.
Il concept è di Lucky Generals, la regia del duo Julien & Quentin, la produzione di Magna Studios. Il ribaltamento tecnico c’è anche stavolta: nel video del 1996 a muoversi erano le pareti, qui è il pavimento. E la coreografia porta la firma di chi quel linguaggio l’ha inventato: Jay Kay in persona.
Il lancio è globale, Italia compresa, con una campagna di contenuti e influencer affiancata da attività su Reddit e Discord, bottiglie personalizzate e perfino un elemento videoludico. Francesco Ottaviano, VP marketing di Pernod Ricard, la racconta come un invito a “ottenere di più” da ogni momento.
Il dettaglio di produzione che fa notizia nel 2026: nessuna computer grafica, nessuna intelligenza artificiale. Il team ha costruito nove stanze fisiche e ha risolto tutto con scenografia e coreografia in camera, come si faceva nel video originale.
È una scelta di posizionamento prima che di budget. Quando generare immagini costa pochi centesimi, girare davvero diventa un lusso visibile: il pubblico percepisce la differenza anche senza saperla spiegare, e la stampa di settore la trasforma in titoli. L’artigianato è il nuovo effetto speciale.
Perché l’icona non è stata presa in prestito: è stata coinvolta. Jay Kay non subisce la citazione, la firma. Il sottotesto del video originale, l’ansia per un mondo che cambia sotto i piedi, viene rovesciato con ironia dichiarata invece che ignorato.
Il confronto con il caso opposto è istruttivo: pochi giorni fa Meta ha montato il suo spot sull’ottimismo AI sopra una canzone di Bowie che parla di apocalisse, senza ironia e senza complicità (ne abbiamo scritto qui). Stessa mossa, prendere in prestito la cultura pop; esiti opposti. La differenza non sta nel coraggio, sta nel rispetto del materiale.
Beefeater 0.0 arriva in un mercato, quello degli spirits analcolici, dove la sfida non è spiegare il prodotto ma renderlo desiderabile. La nostalgia serve esattamente a questo: sposta la conversazione dal “cosa manca” (l’alcol) al “cosa c’è” (un immaginario che il pubblico adulto riconosce come proprio).
E la scelta dei canali dice il resto: Reddit, Discord e gaming non sono i posti dove si vende gin, sono i posti dove vive la community che ha consumato Virtual Insanity in loop su YouTube. Il media plan segue la memoria collettiva, non il funnel classico.
La checklist che questo caso consegna a chiunque voglia usare un’icona pop è corta. Coinvolgere chi l’icona l’ha creata, non solo licenziarla. Leggere il sottotesto dell’originale e decidere consapevolmente se rispettarlo o rovesciarlo. Dichiarare il gioco: l’ironia funziona solo se il pubblico capisce che è voluta.
Vale a ogni scala. Non serve il budget di Pernod Ricard per applicare il principio: anche una PMI che cita un film o un meme nella propria comunicazione sta maneggiando materiale carico di significati altrui. La differenza tra omaggio e appropriazione la percepisce sempre il pubblico, mai chi firma il brief.
Il revival anni Novanta nella pubblicità non è nuovo, ma sta cambiando natura: dalla citazione estetica si sta passando alla ricostruzione filologica con i protagonisti originali. Costa di più, rende di più.
La previsione: nel 2027 vedremo altre icone di quel decennio tornare in campagne costruite così, con l’artista alla regia del proprio mito. Vincerà chi tratta la memoria collettiva come un patrimonio da custodire, non come una libreria di asset gratis.
07 Agosto 2026